Le tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente

Le coltivazioni intensive spesso portano all’impoverimento delle superfici e  non garantiscono il rispetto per l’ambiente.

Sempre di più le aziende agricole scelgono  orientano la propria produzione al biologico ed al rispetto dell’ambiente con tecniche di coltivazione che seguono il ciclo naturale della natura. E’ il caso dell’inerbimento permanente.

Si tratta di una tecnica di gestione del suolo ecocompatibile che consiste nella copertura del terreno con un cotico erboso. La sua applicazione è, però, condizionata da alcuni fattori, in primo luogo dalla competizione idrica-nutrizionale con l’albero. Pertanto, la scelta del tipo di inerbimento da utilizzare deve essere effettuata ponendo particolare attenzione alle condizioni pedoclimatiche della zona in cui si opera. In relazione alla superficie coperta, al tempo di permanenza nell’arco dell’anno e alla composizione floristica del prato, l’inerbimento si distingue in totale o parziale, permanente o temporaneo, naturale o artificiale. Attraverso la combinazione di queste tipologie di inerbimento è possibile ottenere coperture vegetali diverse, utilizzabili in ambienti geografici anche molto differenti.

Nel caso specifico dell’Azienda Petacciato, per il campo sperimentale realizzato per il progetto NutriOil,  l’inerbimento permanente è caratterizzato dalla presenza della copertura erbosa per tutto il periodo dell’anno con almeno due o tre sfalci del prato, nel corso dell’anno. Il primo sfalcio, da effettuare prima della ripresa vegetativa, consente di trinciare contemporaneamente anche i residui di potatura. Il secondo, o terzo, sfalcio viene effettuato in prossimità della raccolta in modo da consentire una migliore transitabilità delle macchine e degli operatori all’interno dell’oliveto. Tale tecnica ha effetti diretti anche sulla gestione del terreno sulle caratteristiche del suolo. In particolare, la macroporosità dello strato superficiale in un terreno inerbito presenta valori pari a circa il doppio rispetto a quelli di un suolo lavorato. Inoltre, la formazione di una crosta superficiale sul suolo lavorato può determinare una riduzione del tasso d’infiltrazione dell’acqua di circa otto volte rispetto a quella misurata sul suolo inerbito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...